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SH.S.NOÉ
LE VORAGINI
Quasi
un romanzo, forse eroico,di certo straordinario
A cura di Stelvio Mestrovich
La sfinge, I puledri azzuri, Spogliato per la
seconda volta, Il regno del proibito, Telegramma dal sepolcro, Non
c’erano solo gli Erodi
Questo
libro è un mosaico tra novità e di opere
pubblicate prima, riprese da un nuovo punto di vista, riscritte,
migliorate, dove trovano spazio scritti inediti intrecciati ad altri
dalle pubblicazioni precedenti |
Dal libro: "La Sfinge"
Per questo libro il grande scrittore Ismail Kadaré
,più volte candidato al Nobel(dal 1989 esiliato politico in
Francia), scrisse all'editore del regime: "Caro... l'autore di questi
versi è un ragazzo di talento, di ispirazione originale.
Chiedo gentilmente di fare la recensione di questo libro" .La domanda
di Kadaré viene bocciata .Tutto ciò che era bello
per Kadaré, per l'editore del regime era brutto ."La Sfinge"
fu rifiutata e all'autore viene intimato di ritornare nel
cliché tradizionale del realismo socialista. (A.Bertolucci) |
PULEDRO
DIETRO IL CARRO
Legato dietro ad un carro
nitrisce un puledro.
Zoccoli fermi, sguardo che corre,
criniera infiammata.
Sbatte, si alza, morde il freno
imbizzarrendosi ribelle
non fiuta l'occhio della cavalla
piangente che lo accarezza.
E il pelato carrettiere
ignora l'accaduto
e hy ! e ho! a tutta briglia,
e graffiante sussurra:
Di qua, di qua ,cavallo acerbo
dove ti mandano le redini.
Se non ti va questo sentiero
ti obbliga il nerbo.
Stringe la corda sfacchinata
sul fango infinito.
Le narici-piccoli vulcani
di un puledro sfinito.
1974 |
CAVIE
Gabbia con spazio mortale,
stretta anche per l'aria.
Cavie con gli occhi obbedienti
sdraiate nel buio.
Il sogno ferito del cielo
muore dietro ai cancelli.
1975
INCANTESIMO
La nuvola se ne andata.
Il cieli scarichi, sgombrati ,
spettrali.
Il rapace non si vede
ma si sente il battito delle ali
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Dal
libro: "I
puledri azzurri"
Nel
febbraio del 1987 , dopo anni di censura, Noè riesce a
pubblicare il libro "I puledri azzurri".
Ma mentre l'autore si recava alla Lega degli Scrittori per godere il
successo, nel bar della Lega si sussurrava il destino del libro: al
macero! Avvisato da altri giovani autori confidenti della Casa Editrice
principale di Tirana ,Noè assieme con la sua fidanzata ,si
reca al Combinato Poligrafico e, pregando i tipografi, riesce a
"rubare" una sola copia della sua "creatura".
E stato un fatto decisivo .Quando il censore determinato ,riteneva che
il libro era destinato a finire "al macero" , Noé estrae la
copia del suo libro "rubato" dal cappotto. Il censore , beffato dopo
ore di polemiche, obbliga l'autore ad accettare un "compromesso": far
circolare il libro, ma senza "i versi incriminati".
Nella seconda versione de “I puledri azzurri", (febbraio
1988) mancano poesie intere e tanti versi sono stati scritti dagli
editori!
Da segnalare la difesa fatto a questo libro da noti scrittori quale
N.Jorgaqi e, soprattutto dal grande poeta albanese F.Arapi che ha
detto:" Portare questo autore al macero significa inquisizione
medioevale"!(A.Bertolucci)
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RIVOLTA
Le montagne ,
quando erano affamate,
si sono nutrite
di nuvole.
E
per forza
vomiterebbero
fulmini. |
FALSO
Mi hai detto
per farmi dimenticare,
per aguzzare
il tempo agonizzante,
molte belle menzogne,
molte belle menzogne.
Ma la mia ansia attendeva il vero
aveva sete per almeno una goccia di verità
anche se fosse amara. |
NOTTURNO
CON MARE
ADDORMENTATO
Ti sembro in sonno straziante
ma no, sto ruminando
messaggi di tempesta |
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Dal
libro: "Spogliatoper
la seconda volta"
Nel 1989 Noé prepara questo libro di cui però
viene vietata la pubblicazione .Sarà pubblicato parzialmente
in Italia nel 1995. Nel "Spogliato per la seconda volta" erano comprese
anche poesie vietate de "I puledri azzurri". (A.Bertolucci)
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MOMENTO
INFINITO
La roccia
adesso
è
scavata.
Ma
anche
l'onda
è
morta.
1980
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DIMENTICARE
Dimenticare la lacrima secca
della fonte serena,
la gemma rotta del marzo precoce,
dimenticare,
dimenticare le ciglia stanche
nella vuota attesa,
lo strofinamento delle dita nei capelli.
E portare nella faccia,
e fissare sulle labbra
un falso sorriso.
1984 |
MONCO
Gli hanno amputato le mani.
Poi
gli hanno dato
una bacchetta
per dirigere
Verdi.
1986 |
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Dal
libro:
“Il regno del proibito”
La
poesia di Noè ha può essere inserita nel filone
“nero” della tradizione europea che va dal
“Marionettentheater” di Kleist al “Teatro
della crudeltà” di Artaud e oltre.
Con la scoperta di una nuova esclusione in terra straniera, dopo quella
già patita con l’allontanamento del proprio paese,
il canto di Noè si allinea anche in maniera diversa,
all’esperienza di un’intera generazione di poeti
-Brodskij, Milosz, Herbert, Kancev- come lui costretti ad abbandonare
patrie che non potevano soddisfare la loro sete di libertà.Carla Gottardi Presidente
della Sezione Italiana
di Amnesty International Cristiano Diddi
Coordinamento Pubblicazioni Sezione Italiana Amnesty InternationalRoma , aprile 1995
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DOPO
UN SOGNO
Svegliarsi
in fondo
al precipizio.
Come sono pesanti
le ossa. |
URLI
DAVANTI AL SUPERMARKET
Vendo la mia testa!
(nessuna risposta)
Vendo il mio onore!
(nessuno si muove)
Vendo il mio sangue!
Mi picchiano. |
DEVOZIONE
Dov'è la mia testa?
Sulle spalle.
L'apocalisse vuota.
(rettile beato
nel mondo sotto le gambe)
Dov'è la mia testa?
Forse quell'ignoto
che va ad annegarsi. |
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Dal
libro:
“Telegramma dal Sepolcro”
Questo poema esprime un salto di alta qualità dell'arte di
Noé, idee originali incarnati in una nuova forma poetica che
ha nelle fondamentà la migliore tradizione della epopea
omerica e della poesia dei popoli balcanici,piu Guillaume Apollinairre.
Oltrepassando l'origine,la sua opera acquisisce una nuova ,
originalissima potenza poetica.
A.Bertolucci
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Salvami o Dio
dall'ossessione dello
sguardo sul cofanetto postale dove
alloggia l'angoscia dei messaggi
spettrali salvami o Dio dall'affano
che tormenta i passi del telegramma
spedito dal distante sepolcro |
Vi sto impiccando ma voi
siete inerti vi sto fulminando ma voi siete ciechi io urlo urlo ma a
voi mancano gli orecchi vi sto bruciando e la fiamma sta arrivando al
livello degli occhi ma voi pezzi di marmo continuate a sorvegliare
le meteoriti e a cercare il nemico negli altri pianeti e
finchè la fiamma non spacca la retina quale pazzi continuate
a cantare il vostro diluvio |
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Dal
libro:
“Non c’erano solo gli Erodi”
Paragonato dalle autorità letterarie con nobelisti e altri
grandi scrittori come Brodskij, Milosz, Herbert ,Kancev,
Kleist,Artaud,Kundera e Grossman; applaudito da autorità
politiche dalla sinistra alla destra,dai dirigenti dell'Amnesty
International a Gianfranco Fini; presentato dai giornali più
autorevoli del Nord d'Italia a "Il Messaggero" e altri giornali di
Roma; acclamato dalle tg della RAI alla Mediaset: questo è
NOE': una penna tagliente che trasmette immagini tristi e sensazioni
profonde, una miscela esplosiva di sarcasmi che ci fa rivivere l'incubo
della realtà,uno scrittore con un grande presente e un
futuro luminoso : uno scrittore con un vulcano dentro; un arte sul
quale si parlerà a lungo.
A.Bertolucci
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É il tempo
di abbattere i vostri simulacri
e riallacciare i nostri,
di far risplendere le nostre donne
e rifar piangere le vostre,
di presunzioni dei nostri figli-soldati
e di mettere in ginocchio i vostri,
dei nostri smoking di marca
e delle vostre marce bare .
E non si sa per chi gli dei
stanno preparando il prossimo bronzo,
il futuro marmo,
consigliandosi da Mark Aurelio. |
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mancano
all'apello soltanto i crematorium poi diluviano gli avanzi dentaci
dell'acredine le dignità sepolte le patrie incompiute le
nazioni di nome mitra e giocattoli bomba in mani puerili non si
affacciano soltanto i crematurium ma manca poco ad essere un ebreo
degli anni venti trenta o meglio quaranta mancano soltanto i
crematorium ma tonfa lo stesso aria di carne umana sui campi di
papaveri sulle tavole sterili che neanche cercano di nascondere i
brandelli coatici delle coscienze avvellenate non si vedono i
crematorium ma fiamme uguali ardono la memoria
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| Dal nuovo libro "MURUS NOSTER" |
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Tutto il mio corpo è il dolore
di un eruzione improbabile.
Incapace sono di espellere quell'oscura viscida medusa
dentro la mia buccia,
inabile sono di eruttare quella massa pietrificata
che ricolma il cranio.
Il cervello vanamente cerca di urtare dirimpetto,
c'è il blastoma che blocca la scappatoia.
La mente inutilmente cerca di fare il passo del granchio,
c'è il cancro che blocca la porta del toilette.
Tesoro,non ci siamo mai visti prima,
erano le nostre larve,
ibridi di nebbie e nuvole.
La città
veniva seriamente accudito dai capostipiti serafici
analfabeti,
poi dalla prole dei padri partigiani
dell'ultima ora,
poi dai posteri promossi
con la sufficienza.
Il paese
si faceva guidare dai trisavoli che sapevano leggere
i quotidiani,
poi dagli eredi dei partigiani
scambiati dai lager con prigionieri nemici ,
poi dai nipoti dottorati dalle bustarelle.
Il mondo
spingeva gli anni dietro
ai carri dei nonni patriottici
vs pellerossa,
poi dietro ai cavalli
dei discendenti puzzolenti
cowboy,
poi dai nipoti
atomici texani.
Malaugurata,
triviale terra,
non sei ancora logora
a far imputridire senza tregua
gli stessi dubbiosi frutti ?
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É
ora di andare Socrate,
noi a tirare le cuoia, altri a vivacchiare.
Eppure a nessuno è chiaro chi vada verso il meglio.
Ed é già tramonto di Quasimodo,
e presto toglieremo il disturbo agli scarafaggi,
ma nell'ultimo salto nel buio -
la lacrima rancorosa
di non aver mai contemplato
il crepuscolo di Dachau,
e di altre tante cose mai percepite,
e di altre tante mai concluse,
dei pentimenti mai arrivati
e dei crimini mai confessati:
Ed il pianto tacito di un goccio di cari
superstiti sul suolo.
Le donne
le possiedo,
per questo le disprezzo.
Yo,
"The Game ",
ma anche nel mio ciglio c'è sempre una gocciola amara,
delle amanti sprecati,
"The Game"...
Se io dico bianco, tu
subito strilli nero,
se io dico uccello, tu subito volpe ,
se io sogno ghiaccio, tu subito estate ,
se io scrivo Hitler, tu subito Stalin ,
se io leggo Duce , tu subito Pertini ,
io verde , tu arso ,
io strada, tu grotta,
io sonno e tu calvario,
io Gesù e tu Pilato,
che fare, che fare, il mondo e così piccolo
e non possiamo vivere separati.
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La luce,
se c'è,
si trova lassù
e non la tocco.
Lo spirito,
se c'è,
ci si imbatte in alto
e non lo vedo.
La carne,
se si incrocia,
è quaggiù
ma non la sento.
Nell'oblio
irrequieto
non tento più
di assopirmi,
per non svegliare
il cane
che balbetta,
il cane
che sogna,
il cane che piange.
C'è sempre
chi versa lacrime
dal patibolo
del tiranno,
c'è sempre
chi delizia.
Tra l'orgia -
il boia
che gode
lo stesso,
della lacrima e del diletto.
Ed io
che finalmente
vado a riprendere fiato
nel tugurio atroce del peccato.
Ruggisco,
mi odiate.
Sorrido,
bestemmiate lo stesso.
Il mio arrivederci ,
il vostro disprezzo.
Taccio,
non é diverso.
Devi pentirti ,Euclide, dell'assioma
delle rette parallele che non si scontrano mai,
forse ti é sfuggito l'elettromagnetismo dell'odio
che riempie e fa toccare i rettilinei,
la materia inebriante
che esalta le nostre diversità ,
la corrente elettrica del rancore,
il campo magnetico del veleno,
l'alto voltaggio dell'ostilità.
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Barcollo,
ma non cado, braccando
la prossima delusione.
Spiacente Galileo,
sono passati centinaia di anni,
eppur niente si muove.
I giorni erogati per soffrire
sono demenzialmente scarsi,
non bastano a decurtarci ,
inaridirci ,
scervellarci.
Le notti stanziate per gioire
sono il nulla evanescente.
Occorre ampliare l'arco vitale
e un'altra spartizione,
piovuta dal cielo
o espulsa dalle radici del magma.
Vi sto impiccando, ma voi siete
inerti,
vi sto fulminando, ma voi siete ciechi,
io urlo, urlo, ma a voi mancano le orecchie,
vi sto bruciando e le fiamme
stanno arrivando al livello degli occhi,
ma voi , effigi di cera , perpetuate
a sorvegliare le meteoriti,
a scandagliare gli spiriti del male negli altri pianeti.
E finché la vampa non spacca la retina
deliranti continuate a gorgheggiare al vostro diluvio.
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